Edoardo Gellner

Questo blog nasce dal corso di Composizione Architettonica del quinto anno di Architettura a Udine. Lo scopo è quello di presentare una delle opere di edilizia turistica nelle Alpi più importanti del dopoguerra; il Villaggio Eni di Corte di Cadore di Edoardo Gellner.
sabato, 29 dicembre 2007

EDOARDO GELLNER E IL VILLAGGIO ENI DI CORTE DI CADORE

giorgio12centro@libero.it

.....un buon inizio.....

Introduzione

Prima di avvicinarci alla figura di Edoardo Gellner ed al suo contributo architettonico nel territorio montano dobbiamo chiederci dove si trovi e cosa sia la città alpina. Questo ci servirà per leggere i sintomi dell'invasione edilizia delle Alpi che Gellner cercò di dominare; la forte domanda di edilizia turistica nata nell'immediato dopoguerra suggerì a Gellner di raccogliere la sfida lanciata dalla richiesta di nuovi insediamenti, attraverso la proposizione di un progetto globale ambientato in una sorta di cantiere infinito, quale era il teatro alpino.
Le pendici del monte Antelao

Fig.1 Le pendici del Monte Antelao sulle quali sorgerà il villaggio Eni (1950)

Pur considerando i rischi che derivavano dall'incapacità politica di filtrare la domanda di nuove costruzioni per convogliarla entro i limiti ricettivi dei siti preesistenti, Gellner criticò i danni e le ferite arrecati al paesaggio dall'implosione di un turismo asettico ed impermeabile alla qualità; l'esperienza del turismo animò ininterrottamente tutto il percorso professionale di Gellner e proprio il suo trasferimento a Cortina nel 1946 gli facilitò (o gli complicò) la carriera, consentendogli un approccio particolarmente attento al tema dell'habitat per vacanze.

Domanda: cos'è e dov'è la città di montagna?
Osservando il confuso insieme abitato della pianura padana, considerandolo come base di uno sfondo naturale quali sono le Alpi, si delinea che la città alpina è di fatto costituita da quel paesaggio artificiale formato da una macrometropoli che, partendo dalle città di pianura originali, è arrivata a lambire la base dei monti. È la città che è salita in montagna portando con sé non solo i modi ma anche i sintomi che ogni nuova realtà determina, la costruzione di nuove esigenze, di volta in volta affrontate attraverso un lavoro di aggiunta su aggiunta, pezzo per pezzo, senza raggiungere un equilibrio, mai cercato a dire il vero, fatto di cose, case e persone.

Il lavoro di Gellner non produsse mai opere uniche, sole, solitarie e benché egli denunciasse la sua fatica ad abituarsi ad un paesaggio così impegnativo come quello alpino, fece sue le leggi e le caratteristiche del territorio, dei siti in cui operò, senza arrivare ad atteggiamenti mimetici ma interpretando nella sua architettura i tratti tecnici, sociali, topografici, culturali ed economici del luogo.

"Cosa intendiamo per paesaggio?
Verrebbe di pensare a tutta prima all'intatta natura, ma l'ambiente naturale intatto quasi non esiste.
Ovunque si è spinto, l'uomo ha trasformato l'ambiente naturale disboscando, coltivando e costruendo i suoi insediamenti. Dobbiamo perciò intendere per "paesaggio" l'ambiente naturale cui si è sovrapposta l'opera dell' uomo:

AMBIENTE NATURALE + OPERA DELL'UOMO = PAESAGGIO"

Edoardo Gellner

Scorrendo nel blog potrete trovare descritto (più dettagliatamente possibile, almeno dal mio punto di vista) quello che Gellner cercò di creare a Corte di Cadore e quello che effettivamente riuscì a fare.......buon divertimento!!!!

 

Il sito

L'opera più ambiziosa di Gellner è il villaggio di Corte di Cadore, progettato per il presidente dell'ENI Enrico Mattei, cliente illuminato ed ambizioso che desiderava un centro turistico per i suoi dipendenti.
Siamo agli inizi degli anni cinquanta quando Enrico Mattei decide di far costruire a Cortina d'Ampezzo un motel Agip in vista delle Olimpiadi invernali del 56'. Mattei è il presidente, padre e padrone dell'ENI, l'Ente Nazionale Idrocarburi, e considera i dipendenti un'intera famiglia di cui è suo dovere occuparsi. Per questo dopo una serie di lavori che fa realizzare in giro per l’Italia, tra cui residenze e colonie per bambini, decide di realizzare un centro vacanze per i dipendenti dell’Eni in Cadore.
Mattei e Gellner in visita al campeggio di Corte 
Fig. 2 Enrico Mattei ed Edoardo Gellner in visita al villaggio di Corte (1962) 
 
Dopo una serie di sopralluoghi insieme a Paolo Dina, allora direttore dell’Agip per le Tre Venezie che propone a Gellner una serie di possibili siti dove iniziare i lavori, Gellner scelse un bosco a Borca di Cadore, comune a 12 chilometri da Cortina che sorge nella valle del Boite tra i monti Antelao e Pelmo. Gli viene data la disponibilità di costruire sul versante nord del monte Pelmo, dove c’è un bel bosco ma un clima molto rigido a causa della scarsa insolazione. Gellner sceglie quindi il versante opposto ai piedi dell’Antelao, un’area per lo più arida e ghiaiosa caratterizzata da vegetazione arida e stentata, apparentemente inospitale anche per la mancanza di acqua; a suo favore però un magnifico panorama sulla valle e una grande varietà di ambienti naturali.
Il villaggio avrebbe dovuto inserirsi nel paesaggio dolomitico, diventando un luogo tranquillo dove poter passare le vacanze, con lo scopo anche di appianare le tradizionali distinzioni tra le classi sociali ancora molto evidenti del panorama italiano del dopoguerra.
 
“Il romano più potente dopo Augusto”, così il giornale tedesco Der Spiegel definì Enrico Mattei e questa sua importanza in campo politico ed economico si rivelerà essenziale durante i complessi lavori del cantiere. Mattei tiene tanto al villaggio di Corte e appena era disponibile si recava in elicottero a vedere quello che era il simbolo dei sogni e dei successi di una vita.
La morte di Mattei il 27 ottobre 1962 a causa di un incidente aereo fu una grave perdita anche per il villaggio che, come si può vedere visitandolo, rimase incompleto; molti dirigenti dell’ENI erano infatti contrari all’opera così i finanziamenti furono bloccati.
 
I primi sopralluoghi sul terreno scelto da Gellner sono datati 1954; la zona si presentava arida e ghiaiosa, caratterizzata da vegetazione rada e stentata e a ridosso di un cono detritico che scendeva dal monte Antelao; tutto intorno si estendeva un fitto bosco di pino, abete e larice. Il “covo di vipere” come veniva comunemente chiamato dagli abitanti di Borca, destava notevoli perplessità ai dirigenti dell’ENI, che alla fine però accettarono la proposta.
 

Vista sul Boite

Fig. 3  Le pendici del monta Antelao dove sorgerà il villaggio ENI
 
 
 
La costruzione del villaggio aveva lo scopo di rimarginare le ferite che il paesaggio si era imposto nell'area precedentemente caratterizzata da ghiaione; come scrisse nel 1961 Giuseppe Samonà per un numero speciale di Casabella che non vide mai la luce:
 
"secondo me Gellner, di fronte alle potentissime suggestioni di un ambiente naturale ancora indenne da modificazioni apportate dall'uomo, si è trovato nella situazione straordinaria di dover creare lui il primo e unico paesaggio umanizzato di questa natura meravigliosa e caratteristica, e ha saputo approfittarne con notevole abilità architettonica. Egli ha avuto tanta sensibilità da sapersi esprimere in una forma che sottolinea i valori del paesaggio per chi lo guarda dall'esterno, e che piega questo stesso paesaggio a misure e rapporti umani per chi ci vive all'interno".

 
 
 
Giuseppe Samonà 
 

L’urbanistica

Il programma iniziale redatto nel 1954 comprendeva 200 casette da vacanza unifamiliari della capacità di 8 letti ciascuna, isolata dalle altre e disposte su una superficie di 1000 mq. Erano poi previsti una colonia per 400 bambini, un campeggio per 200 boy-scout, un centro sociale (non realizzato), due alberghi, fabbricati vari, pianificazione del verde, viabilità e parcheggi, opere impiantistiche ed una chiesa, per un comprensorio finale che poteva raggiungere i seimila abitanti.
Tenuto conto del programma stabilito e dei risultati ottenuti dagli studi sull’organizzazione del futuro villaggio, si è ritenuto procedere osservando dei chiari principi: accentrare i servizi pubblici, gli uffici amministrativi, i locali di svago e i vari negozi cercando di creare un centro sociale.
I vari gruppi di casette furono invece pensati attorno al centro sociale, situati a valle e a monte, nettamente separate tra loro da strisce di verde. Il complesso alberghiero più vicino possibile al centro sociale, mentre il campeggio doveva occupare la parte più a nord dell’intero villaggio.
Negli anni successivi ci furono numerose modifiche ai piani iniziali, ma ogni fase di studio aveva come unico fine quello di inserire l’opera dell’uomo nell’ambiente naturale.
 
L’impianto urbanistico del villaggio è interamente strutturato attorno alla rete stradale; dall’abitato di Borca sale una strada principale che porta direttamente nel punto dove avrebbe dovuto sorgere il centro sociale, nella zona baricentrica dell’intero villaggio; da li si diramano le altre strade, divise in tre gruppi principali, cioè strade principali veloci, strade residenziali di minor traffico e stradine residenziali sterrate.
 
 
Areofoto sul villaggio di COrte nel 1960
Fig. 5 Una aerofoto del 1960 dove si vedono gli avanzamenti nel villaggio
 
 
 
 Il centro sociale con l’attiguo centro servizi e il complesso alberghiero, costituiscono il fulcro dell’opera, ideato nel 1959 e risulta composto da quattro piazze ubicate a differente quota e collegate tra di loro con rampe pedonali; dalla piazza più alta verso quella più bassa si trovano spazio rispettivamente la chiesa, il centro svaghi con cinema, ristoranti, club, negozi, ecc., il mercato e infine in quella più bassa il centro di amministrazione e il centro direzionale.
Per l’albergo è stata invece scelta una zona marginale del bosco dotata di grande visione panoramica e particolarmente tranquilla.
 
 
LFig. 6 I tre tipi di strade del villaggio di Corte diCadore
 
 
 
 Le casette unifamiliari sono state raggruppate in gruppi di 60-80 unità e disposte considerando la morfologia del terreno, l’insolazione, l’esposizione ai venti, la facile realizzazione delle opere di comunicazione. Dopo una prima progettazione di massima, quando si trattò di passare dalla carta al terreno, il progetto subì non poche modifiche a causa della particolarità del terreno e dalla presenza di elementi naturali da salvaguardare che portarono a una nuova disposizione delle case maggiormente aderente alla conformazione del luogo.
Inoltre ogni zona residenziale è dotata di un fabbricato servizi satellite, comprendente una negozio di generi di prima necessità e altri servizi per gli abitanti e un campo gioco per bambini, opportunamente attrezzato e ubicato in prossimità del bar.
 
Casette primo lotto

Fig. 7 Il primo lotto di case del villaggio di Corte (1955)

 

 L’architettura

La zona destinata al villaggio si estende isolata e lontana rispetto all’antico abitato di Borca dove, come negli altri abitati della valle, predomina la tipica architettura di montagna con tetti a due falde e abbondanti strutture lignee.
La libertà da ogni vincolo formale ha consentito di trascurare nell’impostazione architettonica del nuovo villaggio, qualunque riferimento all’architettura rustica di montagna, e di adottare un linguaggio decisamente moderno. Dopo un attento esame dell’ambiente naturale, sono state scelte le forme architettoniche in cui prevalgono le linee orizzontali; volumi bassi e allungati con tetti quasi piani ad un’unica falda, ad eccezione di alcune strutture più complesse quali la chiesa, il centro sociale e il padiglione centrale della colonia. Studi preliminari di abitazione

Fig.8 La ricerca di una moderna interpretazione di cvostruire in montagna

Le case
Le casette nascono per consentire ai dipendenti dell’ENI di trascorrere un periodo di vacanza assieme alla famiglia; per questo motivo vengono consegnate non solo completamente arredate, ma anche fornite di suppellettili e biancheria.
Vengono inizialmente distinte due tipi di case:

  • D3: con soggiorno-pranzo, cucinino, letto genitori e figli e un gruppo sanitario a due cellule, per un totale di 6-8 persone e 67 mq;
  • D2: con soggiorno-pranzo, cucinino, letto genitori e bagno per un totale di 4 persone e 47mq.

Guardando i primi schizzi di Gellner si nota subito che ha cercato di trovare un ritmo architettonico che consentisse una libera ripetizione, l’accostamento e abbinamento delle singole unità; il tipo piccolo doveva essere caratterizzato da due campate mentre quello grande da tre campate.


Le prime case campione furono realizzate nel 1955 dove si è voluto sperimentare le varie composizioni di materiali e i relativi sistemi costruttivi.

La progettazione delle case si case è stata sviluppata su di un reticolo modulare, che è stato usato non solo per il dimensionamento orizzontale, ma anche per quello verticale. Sulla base di esso sono state realizzate le chiusure vetrate, i pannelli di tramezzatura interna, gli elementi strutturali in cemento, acciaio e legno.

Furono successivamente prodotte:

  • casa DF3: setti murari portanti in pietrame faccia a vista, solaio in elementi prefabbricati in lateocemento, struttura portante in profilati di acciaio che sorreggono l’orditura in legno della copertura on manto di copertura in alluminio;
  • casa DC3: setti murari portanti in calcestruzzo armato con tavole orizzontali e lasciato a grezzo; la copertura composta da costoloni in legno dove poggia il tavolato e il manto di copertura in alluminio;
  • casa DA3: si differenzia dai precedenti per la copertura formata da una struttura reticolare in ferro autoportante sulla quale poggia la copertura dello stesso tipo dei precedenti.

Tutte le case avevano come caratteristica principale quella di avere i setti portanti disposti trasversalmente alla pendenza del terreno e la copertura di falda con pochissima pendenza rivolta verso il monte e con forte aggetto verso valle. L’arredamento, mantenuto inalterato in tutti i lotti delle case realizzate, ha richiesto uno studio molto accurato da realizzarsi successivamente in serie, di facile manutenzione e di alta resistenza.Pianta tipo di una villetta

 Fig. 9 La prima casa campione realizzata nel 1955

 Il primo lotto da alla luce 50 casette derivate dalle DF3; successivamente a questo modello base sono state apportate tutta una serie di modifiche, che hanno portato alla realizzazione di ulteriori tipologie;

  • casa DB3: composta da setti murari in pietra faccia a vista o in calcestruzzo, più lunghi dei precedenti e con struttura completamente in acciaio; ulteriori modifiche furono apportate all’impianto di riscaldamento; 
  • casa DD3: è una variante del precedente tipo B ma studiata per terreni più ripidi, quindi ha un poggiolo sul fronte sud realizzato in legno su struttura in calcestruzzo;
  • casa DE3: si differenzia dai precedenti per la struttura in acciaio a sbalzo formata da telai disposti trasversalmente e portanti le strutture in legno del poggiolo. Diversa è pure l’orditura del tetto, composta da terzere longitudinale in legno poggianti sulla muratura trasversale e sulla struttura in acciaio.


L’esperienza del primo lotto di case, oltre e sviluppare nuovi tipi edilizi, è valsa a mettere in evidenza il fatto che la prefabbricazione non aveva dato risultati soddisfacenti, sia dal punto di vista tecnico che dal punto di vista economico.
Per il secondo e per il terzo lotto di case il sistema costruttivo è stato in parte modificato utilizzando calcestruzzo gettato in casseri abbinato a lastre di Eraclit con funzione coibentante; ulteriori modifiche riguardano la struttura delle coperture. Il terzo lotto risulta essere su un terreno più impervio e ripido dei precedenti, e questa è la causa dei nuovi studi sui tipi edilizi.

Modellino casa

Fig. 10 Il modellino di una casetta

Il Fabbricato Servizi Satellite
Sono fabbricati destinati a servizi d’uso collettivi quali bar, terrazze panoramiche, vendite di giornali e tabacchi, telefono, negozio di generi alimentari di prima necessità, magazzini, ecc.
La particolare conformazione del terreno ha reso possibile svolgere il programma distributivo su quattro piani, dove ad ogni piano corrisponde una specifica attività. Il sistema costruttivo prevede una struttura in muratura in calcestruzzo armato e orditura della copertura in legno con manto in lamiera; a differenza delle case in particolare risalto è l’uso delle vetrate e delle pennellature prefabbricate in cemento di vario colore.

Data l'impostazione architettonica di tutto il villaggio, questo edificio è pensato per inserirsi armoniosamente nel contesto edilizio formato dalle numerose casette della zona pur differenziandosi da esse con qualche spicco che la sua funzione richiede.  

Il centro servizi satellite in una foto degli anni 60

Il Centro servizi oggi (2008)

Fig. 11 e 12 Ieri e oggi. Quasi cinquant'anni di differenza

La colonia
La colonia montana è destinata ad accogliere 400 bambini dai 7 ai 12 anni di età in turni di 20 giorni, sia durante le vacanze estive che invernali. Esigenze di organizzazione esigono che il cambio dei bambini avvenga in un’unica giornata; perciò i locali di accettazione e le strutture di servizio devono essere dimensionate in proporzione.
A causa della formazione in pendenza del terreno, è stata subito esclusa ogni possibilità di realizzare la colonia in un unico fabbricato, perché a causa della sua mole non avrebbe potuto inserirsi senza un impatto forte nel paesaggio. È stato quindi adottato un sistema a padiglioni che seguono la conformazione del terreno e collegati tra loro da rampe coperte e chiuse per uno sviluppo complessivo di oltre 500 metri. I sistemi costruttivi, simili a quelli delle case, si compongono di murature in pietrame e calcestruzzo e coperture con struttura in acciaio.

La colonia di Corte

Fig. 13 Il complesso della colonia in una foto aerea del 1962 

 I padiglioni della colonia sono così composti:

  • padiglione AS: è quello destinato all’accettazione e al soggiorno, si affaccia verso valle sul piazzale d’arrivo dove un grande aggetto determina la copertura antistante l’ingresso principale. La costruzione si sviluppa su due piani e accoglie le funzioni di accettazione e manifestazioni collettive grazie alle grandi sale del piano primo con la capacità di quasi 600 persone;
  • padiglione RS: collegato grazie a delle rampe al padiglione AS è l’edificio destinato a refettorio e spogliatoio con uno sviluppo in facciata di 65 metri e si estende su due piani. Oltre ai dormitori e servizi per il personale, sono inseriti due grandi spogliatoi per i bambini e la sala per il refettorio;

I collegamenti interni della colonia

Fig. 14 Le rampe di collegamento interne tra i vari padiglioni della colonia

  • padiglione S: fabbricato dei servizi posto ad est del complesso dove sono inseriti i grandi magazzini e i frigoriferi, i locali di lavanderia e officine di manutenzione ed è direttamente collegato al padiglione RS da rampe e una scala;
  • padiglione IN: fabbricato destinato all’infermeria collegato mediante una galleria pensile agli altri fabbricati e si sviluppa su quattro piani. Nei primi due piani inferiori è sistemato il reparto isolamento mentre i piani più alti sono occupati dai servizi medici;
  • padiglioni dormitorio: sono tre padiglioni per il riposo dei bambini, contenenti complessivamente dieci camere ciascuna con 40 bambini; il sistema di comunicazione tra le varie parti è ancora una volta costituito da rampe e alcune scale esclusive per il personale di servizio. Al piano terra sono stati ricavati degli spazi gioco e una vasta area porticata esterna. Tutto è stato valutato nei minimi dettagli; oltre alla colorazione dei locali interni, la disposizione dell’arredo dei dormitori viene fatta in modo da creare l’ambiente famigliare di una cameretta a quattro letti;

Disegni23

Fig. 15 I locali dormitorio della colonia

  • aule A1 A2 A3: sono una serie di fabbricati indipendenti e collegati da rampe ai corpi centrali; per questi piccoli padiglioni è stato ripreso il motivo a capanna del corpo centrale AS;
  • padiglioni di servizio: sono dei pafiglioni minori ad un piano con sistema costruttivo simile a quello delle casette; setti portanti intermedi e testate in pietrame faccia a vista.

Le rampe di collegamento acquistano notevole importanza nel complesso della colonia, sia sotto l'aspetto distributivo-organizzativo, sia sotto l'aspetto architettonico-compositivo. La decisione di utilizzare rampe è stata quella più razionale, pensando di lavorare per dei bambini, e avrebbe facilitato le operazioni di coloro che lavoravano all'interno della colonia.

L’area di quasi 7 ettari su cui sorge la colonia presentava in origine molte diversità: da un lato vegetazione rigogliosa di alto fusto alternata a zone di vegetazione più scarsa e altre ancora con vegetazione nulla e ghiaioni. Quindi anche esternamente sono stati creati degli spazi a misura di bambino, con piazzali attrezzati, zone per il soggiorno all'aperto e tutta una serie di percorsi pedonali esterni che collegano le varie parti del complesso. Tutta la colonia è stata infine recintata da una muratura molto particolare: muri in cemento armato forati, che permettono di guardare al di fuori il panorama.

Planimetria della colonia

Fig. 16 Il complesso della colonia costrituito da 17 padiglioni e collegato da rampe

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giovedì, 17 gennaio 2008

Il campeggio
Nella zona più alta del comprensorio di Corte sorge il campeggio su un’area di 49.000 mq e capace di ospitare oltre 200 ragazzi; si è scelto di utilizzare strutture fisse, composte da piccole strutture di legno simili a capanne, e una serie di fabbricati per servizi fissi dove i ragazzi possono raccogliersi nei vari momenti della giornata. A completamento del tutto una serie di campi e zone gioco.
 
Planimetria del campeggio
Fig. 17 La planimetria del campeggio di Corte di Cadore
 
Il centro sociale
Il centro sociale si presentava come il più difficile elemento da progettare e collegare all’interno del villaggio. Il compito principale era quello di assolvere alle funzioni di centro dei servizi turistici e amministrativi; centro commerciale; centro degli svaghi; centro culturale e religioso; tutto questo sviluppato attorno a quattro piazze ubicate a livelli differenti. Lo scopo di Gellner era quello di creare una ambiente del tutto “naturale”, che portasse calore e felicità agli abitanti. Le varie piazze collegate tra loro da rampe, creano un ambiente concepito assolutamente per il pedone.
Schizzo del centro sociale
Fig.18 Schizzo di Gellner del certo sociale. Solo parte di esso è stato realizzato
 
Albergo Corte
Il programma iniziale prevedeva la realizzazione di alcuni alberghi con relativi servizi (lavanderia, magazzini generali, ecc) anche per il resto del villaggio. Le esigenze diverse che si sono verificate negli anni successivi hanno cambiato la destinazione originaria, trasformando l’albergo in un residence.
Il sistema costruttivo è sostanzialmente uguale agli edifici precendenti con strutture in cemento e acciaio e buona parte dei rivestimenti in legno e pietra.
Pianta dell
Albergo Corte
Fig. 19 e 20 La pianta dell'albergo Corte e il prospetto ovest (2008)
 
Albergo Boite
Il secondo albergo costruito, tutt’ora utilizzato, si compone di due corpi: uno a sviluppo verticale su sei piani dove sono contenute le 80 camere dell’albergo. Il secondo corpo è invece più basso ma a maggior sviluppo planimetrico e contiene al piano terra i vari servizi relativi al deposito e sciolinatura degli sci, le cucine e vari magazzini, mentre nel piano principale si trova l’ingresso e i vari uffici dell’amministrazione.
Pianta dell
Albergo Boite
Fig. 21 e 22 La pianta dell'albergo Boite e il prospetto sud con l'ingresso
 
La chiesa
La chiesa è probabilmente il maggior edificio presente all’interno del villaggio. Creata in collaborazione con Carlo Scarpa, ha una forma architettonica a capanna molto alta e visibile da ogni parte del villaggio. È stata costruita in una zona più alta a ridosso della zona alberghiera. Una scalinata coperta collega la piazza inferiore al sagrato, mentre un sentiero pedonale lo mette in comunicazione con la piazza retrostante, servita da un accesso.
In pianta la chiesa è lievemente asimmetrica e consente di legare al corpo centrale il battistero, più basso, alla sinistra dell’altare, e il corpo a piramide tronca del campanile, che contiene al suo interno la cantoria, la sacrestia e alcuni locali tecnici.
 
Finestre della chiesa
Fig.23 Lato sud della chiesa dove sono visibili le finjestre a nastro
 
Lo spazio interno è scandito da pilastri esagonali e costoloni in calcestruzzo di sostegno alla copertura su quali è posata una doppia intelaiatura lignea. Lungo le navate laterali un nastro continuo vetrato filtra la luce proveniente dall’esterno, permettendo così uno stretto legame tra il visitatore e lo spazio circostante, interno ed esterno.
I materiali e le tecnologie costruttive sono quelle impiagate comunemente a Corte: murature in cemento grezzo, rivestimenti e carpenteria in legno, strutture e complementi in acciaio.
 
Disegni07
Fig. 24 La chiesa di Corte di Cadore priva di vegetazione intorno in una foto degli anni 60'
 
 
 Diceva Gellner del suo rapporto con l'altro maestro:
 
"Scarpa era geniale nell'inventare sofisticate cerniere, serrature o maniglioni, o ancora complicati sistemi di scorrimento, come la parete scorrevole lungo il fronte della chiesa che consentiva di mettere in comunicazione la navata con il sagrato. Vi aveva lavorato per tre giorni consecutivi, con mio grande disappunto, perché avevamo tante altre cose da risolvere. Ho visto che aveva realizzato lo stesso sistema di scorrimento nel Museo di Castelvecchio di Verona". E ancora: "della chiesa, anzi della sua altissima guglia di 55 metri, voglio ricordare un ultimo episodio che riattinge ai miei rapporti con Scarpa. Avevo infatti previsto che le palle dorate della grande guglia fossero del diametro di una ventina di centimetri, in considerazione della sua notevole altezza e della forte luce diurna esistente in montagna, ma Scarpa mi disse: Gellner sei matto? Il diametro di dodici centimetri è più che sufficiente, altrimenti la troppa luminosità le renderebbe volgari. Abbiamo discusso un bel po' e siamo arrivati ad un compromesso: diametro 14 centimetri. Dopo che Scarpa se ne era andato, ho fatto aumentare a sua insaputa il diametro a 18 centimetri. Quando la chiesa fu finita, Scarpa venne a vederla e mentre osservavamo dal basso il campanile, mi disse: Hai visto Gellner che avevo ragione? Sono più che sufficienti 14 centimetri. Me ne stetti zitto e non gli dissi nulla del piccolo sotterfugio".
 
L
Fig. 25 La parete d'ingresso della chiesa forata per l'ingresso della luce 
 
Costruire e percepire il paesaggio
 
Gellner valutava nel 1959 il villaggio come caso eccezionale di progettazione globale, un tentativo di creare un paesaggio completamente nuovo e coerente, trattando non solo il problema dell’architettura me anche, e soprattutto, delle sistemazioni esterne e dell’arredo urbano. Un pendio ghiaioso e brullo era stato trasformato in un’ ambiente abitabile e confortevole rispettando la natura del luogo mediante al ricorso di tecnologie eco-compatibili. A completamento di tutto Gellner decise di ricoprire le scarpate e le radure ghiaiose con zolle erbose; questo fu solo l’inizio di un fenomeno che portò al radicale cambiamento di Corte.
Prima
Durante i lavoriDopo
La vegetazione negli anni 70
Fig.26 Quatto immagini significative di 15 anni di differenza. E' possibile notare l'enorme lavoro di cambiamento ambientale che è stato fatto sulle pendici dell'Antelao
 
  
“Percepire il paesaggio” è il libro dal quale ho tratto la maggior parte del materiale inserito in questo lavoro: l’ultimo capitolo del libro è quello che ho letto e riletto con più interesse e curiosità e racconta le sensazioni che Gellner provava ogni volta che visitava il villaggio o portava con se qualche collega. Dice Gellner :
 
“a partire dagli anni settanta il bosco ha cominciato a prendere il sopravvento e a nascondere parti più o meno significative: tra gli alberi oggi si possono intravedere sono tracce di architetture.
La vegetazione ha cancellato quasi tutti i rapporti visuali che in fase di progetto mi avevano tanto preoccupato. Una muraglia verde ostruisce le viste una volta aperte sulla chiesa, sul campeggio, sul panorama, a tal punto da non riuscire più a comprendere le dimensioni reali del villaggio.(…) Ritengo tuttavia che il bosco di Corte sia comunque un fatto positivo, il segno che i lavori sono stati effettuati nel pieno rispetto della natura e delle sue leggi”.
 Vista panoramica diurna dell
Fig. 27 Il villaggio di Corte in una foto del 2003 quasi completamente sparito nella vegetazione
 
Ulteriori considerazioni sono state fatte negli anni ottanta, dove Gellner si interrogò sul fatto che il villaggio avesse o meno retto i tempi dello sviluppo, se gli spazi fossero ancora adeguati e le case progettate in base agli standard di allora fossero ancora confortevoli. Dice ancora Gellner:
 
non ho mai abitato nel villaggio e per questo mi piace raccogliere le impressioni di chi vi ha trascorso almeno una notte: c’è chi si sente isolato e ascolta con timore i rumori del bosco, chi al contrario è affascinato dallo stretto rapporto con la natura e il paesaggio. Inoltre c’è un altro fatto da considerare: il villaggio ancora oggi è incompleto e privo di un centro capace di legare tra loro singoli episodi e di offrire verso l’esterno un’immagine pubblica di un insediamento vivo e frequentato (…).
In questi ultimi anni ancora una volta l’immagine di Corte è cambiata. Una fascia compatta di frassini, cresciuti nel frattempo sui prati sottostanti non più falciati, si è sovrapposta a quel bosco con architetture, interrompendo così quella continuità visuale che dal fondovalle sale verso le pendici del monta Antelao (…).
Attualmente gli unici elementi architettonici del villaggio visibili dall’esterno risultano essere la guglia della chiesa, il tetto dell’hotel Boite, parte del pergolato della colonia oltre ad alcune villette isolate. Solo verso sera, quando sono accese le luci delle strade residenziali, degli alberghi e delle case, si può intravedere nel bosco la reale dimensione di Corte”.
Visione notturna del villaggio
Fig. 28 Il villaggio in un'immagine notturna
 
........beh infine dopo tanto lavoro qualche consierazione personale....... 
Personalmente da bellunese doc quale sono, mi vergogno un po’ a dire che non conoscevo questo intervento di Corte di Cadore, anche dopo quasi di cinque anni di studio ad un corso di Architettura. Sono andato a visitare il villaggio una fredda mattina di dicembre e non immaginavo veramente di trovare un paese talmente esteso e pullulante di persone; mi sentivo addirittura a disagio camminando tra le case e scattando fotografie con gli abitanti che ogni tanto si affacciavano alle finestre e mi guardavano con aria curiosa.
Girando in macchina nel villaggio mi sono reso conto delle reali dimensioni e ho capito quello che Gellner intendeva per “difficoltà di comunicazione tra le varie parti”, sapendo comunque che il villaggio non era un opera finita. Man mano che mi addentravo, la mia curiosità aumentava, e mi interrogavo su come una grande opera di ormai quasi sessant’anni, poteva nascere su un pendio come quello e poteva avere una concezione talmente “moderna” pensano che era stata concepita agli inizi degli anni cinquanta.
Mi dispiace che parte delle attrezzature quali la colonia, il fabbricato dei servizi, l’hotel Corte, non siano più utilizzati con le funzioni che avevano originariamente, ma sono convinto che questa sarebbe pura utopia pensando a come le esigenze e le abitudini della società d’oggi sono cambiate rispetto a quelle di qualche decennio fa.
Vorrei infine dire due parole sulla chiesa di Corte, della quale sono rimasto incantato, ma penso che ogni commento sia del tutto superfluo se non la si vede di persona.
Posso dire di essere rimasto molto soddisfatto dello studio da me fatto sul villaggio perché mi ha permesso di capire più a fondo cosa vuol dire studiare un’architettura inserita in un contesto particolare, qualsiasi esso sia; la chiesa di Corte penso sia un ottimo esempio di inserimento di un edificio in un ambiente straordinario quale quello alpino.
Per finire cosa potrei dire…..beh potrei solo invitarvi a fermarvi al villaggio di Corte.
 
Planimetria delle opere esistenti
 
 
Per collegarvi alle mie foto...
 
Biografia Edoardo Gellner (1909-2004)
 
1909  Eduard Walter Gellner nasce il 20 gennaio nella cittadina di Abbazia presso Fiume;
1924 -1927  lavora come apprendista nell’impresa del padre di decorazioni e allestimenti;
1928 -1933  frequenta la Kunstgewerbeschule di Vienna;
1936 -1940 lavora nel proprio studio di progettazione ad Abbazia;
1941 diploma all’Istituto d’arte Carmini di Venezia;
1941 - 1946 frequenta l’Istituto universitario IUAV di Venezia;
1946 -1947 assistente del prof. Giuseppe Samonà al corso di elementi di composizione allo IUAV
1947 - 1953 studio professionale in via Roma a Cortina d’Ampezzo;
dal 1953 in poi studio professionale e abitazione in via Menardi a Cortina d’Ampezzo;
1958 - 1969 membro del consiglio direttivo nazionale dell’INU;
1962 premio AITEC;
1963 premio IN/ARCH;
1968 - 1969 consulente urbanistica della provincia di Belluno;
1971 socio onorario INAUM;
1999 premio internazionale di architettura contemporanea alpina;
2003 targa di benemerenza del consiglio nazionale architetti pianificatori paesaggisti e conservatori;
 
 
Bibliografia
 
  • Edoardo Gellner – Percepire il Paesaggio, 2004 Skira
  • Abitare n°462 del giugno 2006
  • Geo n°1 del gennaio 2006
 
 
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