
Fig.1 Le pendici del Monte Antelao sulle quali sorgerà il villaggio Eni (1950)
Pur considerando i rischi che derivavano dall'incapacità politica di filtrare la domanda di nuove costruzioni per convogliarla entro i limiti ricettivi dei siti preesistenti, Gellner criticò i danni e le ferite arrecati al paesaggio dall'implosione di un turismo asettico ed impermeabile alla qualità; l'esperienza del turismo animò ininterrottamente tutto il percorso professionale di Gellner e proprio il suo trasferimento a Cortina nel 1946 gli facilitò (o gli complicò) la carriera, consentendogli un approccio particolarmente attento al tema dell'habitat per vacanze.
Domanda: cos'è e dov'è la città di montagna?
Osservando il confuso insieme abitato della pianura padana, considerandolo come base di uno sfondo naturale quali sono le Alpi, si delinea che la città alpina è di fatto costituita da quel paesaggio artificiale formato da una macrometropoli che, partendo dalle città di pianura originali, è arrivata a lambire la base dei monti. È la città che è salita in montagna portando con sé non solo i modi ma anche i sintomi che ogni nuova realtà determina, la costruzione di nuove esigenze, di volta in volta affrontate attraverso un lavoro di aggiunta su aggiunta, pezzo per pezzo, senza raggiungere un equilibrio, mai cercato a dire il vero, fatto di cose, case e persone.
Il lavoro di Gellner non produsse mai opere uniche, sole, solitarie e benché egli denunciasse la sua fatica ad abituarsi ad un paesaggio così impegnativo come quello alpino, fece sue le leggi e le caratteristiche del territorio, dei siti in cui operò, senza arrivare ad atteggiamenti mimetici ma interpretando nella sua architettura i tratti tecnici, sociali, topografici, culturali ed economici del luogo.
"Cosa intendiamo per paesaggio?
Verrebbe di pensare a tutta prima all'intatta natura, ma l'ambiente naturale intatto quasi non esiste.
Ovunque si è spinto, l'uomo ha trasformato l'ambiente naturale disboscando, coltivando e costruendo i suoi insediamenti. Dobbiamo perciò intendere per "paesaggio" l'ambiente naturale cui si è sovrapposta l'opera dell' uomo:
AMBIENTE NATURALE + OPERA DELL'UOMO = PAESAGGIO"
Edoardo Gellner
Scorrendo nel blog potrete trovare descritto (più dettagliatamente possibile, almeno dal mio punto di vista) quello che Gellner cercò di creare a Corte di Cadore e quello che effettivamente riuscì a fare.......buon divertimento!!!!
Il sito


Fig. 6 I tre tipi di strade del villaggio di Corte diCadore
Fig. 7 Il primo lotto di case del villaggio di Corte (1955)
L’architettura

Fig.8 La ricerca di una moderna interpretazione di cvostruire in montagna
Le case
Le casette nascono per consentire ai dipendenti dell’ENI di trascorrere un periodo di vacanza assieme alla famiglia; per questo motivo vengono consegnate non solo completamente arredate, ma anche fornite di suppellettili e biancheria.
Vengono inizialmente distinte due tipi di case:
Guardando i primi schizzi di Gellner si nota subito che ha cercato di trovare un ritmo architettonico che consentisse una libera ripetizione, l’accostamento e abbinamento delle singole unità; il tipo piccolo doveva essere caratterizzato da due campate mentre quello grande da tre campate.
Le prime case campione furono realizzate nel 1955 dove si è voluto sperimentare le varie composizioni di materiali e i relativi sistemi costruttivi.
La progettazione delle case si case è stata sviluppata su di un reticolo modulare, che è stato usato non solo per il dimensionamento orizzontale, ma anche per quello verticale. Sulla base di esso sono state realizzate le chiusure vetrate, i pannelli di tramezzatura interna, gli elementi strutturali in cemento, acciaio e legno.
Furono successivamente prodotte:
Tutte le case avevano come caratteristica principale quella di avere i setti portanti disposti trasversalmente alla pendenza del terreno e la copertura di falda con pochissima pendenza rivolta verso il monte e con forte aggetto verso valle. L’arredamento, mantenuto inalterato in tutti i lotti delle case realizzate, ha richiesto uno studio molto accurato da realizzarsi successivamente in serie, di facile manutenzione e di alta resistenza.
Fig. 9 La prima casa campione realizzata nel 1955
Il primo lotto da alla luce 50 casette derivate dalle DF3; successivamente a questo modello base sono state apportate tutta una serie di modifiche, che hanno portato alla realizzazione di ulteriori tipologie;
L’esperienza del primo lotto di case, oltre e sviluppare nuovi tipi edilizi, è valsa a mettere in evidenza il fatto che la prefabbricazione non aveva dato risultati soddisfacenti, sia dal punto di vista tecnico che dal punto di vista economico.
Per il secondo e per il terzo lotto di case il sistema costruttivo è stato in parte modificato utilizzando calcestruzzo gettato in casseri abbinato a lastre di Eraclit con funzione coibentante; ulteriori modifiche riguardano la struttura delle coperture. Il terzo lotto risulta essere su un terreno più impervio e ripido dei precedenti, e questa è la causa dei nuovi studi sui tipi edilizi.

Fig. 10 Il modellino di una casetta
Il Fabbricato Servizi Satellite
Sono fabbricati destinati a servizi d’uso collettivi quali bar, terrazze panoramiche, vendite di giornali e tabacchi, telefono, negozio di generi alimentari di prima necessità, magazzini, ecc.
La particolare conformazione del terreno ha reso possibile svolgere il programma distributivo su quattro piani, dove ad ogni piano corrisponde una specifica attività. Il sistema costruttivo prevede una struttura in muratura in calcestruzzo armato e orditura della copertura in legno con manto in lamiera; a differenza delle case in particolare risalto è l’uso delle vetrate e delle pennellature prefabbricate in cemento di vario colore.
Data l'impostazione architettonica di tutto il villaggio, questo edificio è pensato per inserirsi armoniosamente nel contesto edilizio formato dalle numerose casette della zona pur differenziandosi da esse con qualche spicco che la sua funzione richiede.


Fig. 11 e 12 Ieri e oggi. Quasi cinquant'anni di differenza
La colonia
La colonia montana è destinata ad accogliere 400 bambini dai 7 ai 12 anni di età in turni di 20 giorni, sia durante le vacanze estive che invernali. Esigenze di organizzazione esigono che il cambio dei bambini avvenga in un’unica giornata; perciò i locali di accettazione e le strutture di servizio devono essere dimensionate in proporzione.
A causa della formazione in pendenza del terreno, è stata subito esclusa ogni possibilità di realizzare la colonia in un unico fabbricato, perché a causa della sua mole non avrebbe potuto inserirsi senza un impatto forte nel paesaggio. È stato quindi adottato un sistema a padiglioni che seguono la conformazione del terreno e collegati tra loro da rampe coperte e chiuse per uno sviluppo complessivo di oltre 500 metri. I sistemi costruttivi, simili a quelli delle case, si compongono di murature in pietrame e calcestruzzo e coperture con struttura in acciaio.

Fig. 13 Il complesso della colonia in una foto aerea del 1962
I padiglioni della colonia sono così composti:

Fig. 14 Le rampe di collegamento interne tra i vari padiglioni della colonia

Fig. 15 I locali dormitorio della colonia
Le rampe di collegamento acquistano notevole importanza nel complesso della colonia, sia sotto l'aspetto distributivo-organizzativo, sia sotto l'aspetto architettonico-compositivo. La decisione di utilizzare rampe è stata quella più razionale, pensando di lavorare per dei bambini, e avrebbe facilitato le operazioni di coloro che lavoravano all'interno della colonia.
L’area di quasi 7 ettari su cui sorge la colonia presentava in origine molte diversità: da un lato vegetazione rigogliosa di alto fusto alternata a zone di vegetazione più scarsa e altre ancora con vegetazione nulla e ghiaioni. Quindi anche esternamente sono stati creati degli spazi a misura di bambino, con piazzali attrezzati, zone per il soggiorno all'aperto e tutta una serie di percorsi pedonali esterni che collegano le varie parti del complesso. Tutta la colonia è stata infine recintata da una muratura molto particolare: muri in cemento armato forati, che permettono di guardare al di fuori il panorama.
Fig. 16 Il complesso della colonia costrituito da 17 padiglioni e collegato da rampe
Per collegarvi alle mie foto















